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mercoledì 9 maggio 2012

10 maggio 1933 rogo nazista di libri: LA' DOVE SI BRUCIANO I LIBRI SI FINISCE PER BRUCIARE ANCHE GLI UOMINI"

Tutto ciò che era contrario all'ideologia Nazista doveva essere eliminato senza alcuna pietà, non importava che fosse la libertà, la cultura o la vita stessa di chiunque non era considerato degno dall'ideologia.

Settantanove anni fa, sull'Opernplatz di Berlino, i Nazisti con una grande cerimonia in stile, dichiararono guerra e morte al libero pensiero, alla cultura e ai libri, e, con un macrabo rito, bruciarono in un rogo tutti i libri che, secondo loro, erano contrari allo spirito tedesco.

Una barbarie che, purtroppo sarà un presagio funesto per un crimine maggiore, quello CONTRO L'UMANITA', con milioni di uomini uccisi nei campi di concentramento.

Affinchè la storia sia da monito a tutti noi e alle future generazioni e che nulla venga volutamente dimenticato, riporto le parole di un grande poeta tedesco dell'800,  Heinrich Heine :

"LA' DOVE SI BRUCIANO I LIBRI SI FINISCE PER BRUCIARE ANCHE GLI UOMINI"


 



7 commenti:

  1. Una delle cause di arretratezza delle nostre biblioteche rispetto ad altri paesi europei è stata individuata nel fascismo, che poco meno del nazismo adottò comunque gli stessi metodi.

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  2. Non comprare i libri è come bruciarli. Siamo il Paese industrializzato che spende di più nei gratta e vinci, nel caffé e cornetto, in pizze e cene, in videogiochi ed elettronica, in cellulari e tv, in profumi e vestiti, che non in un libro. E il fascismo è morto da tempo...

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  3. Senza contare che la Germania, pur avendo avuto il Nazismo, pur essendo stata rasa al suolo a forza di bombe e divisa in due dalla occupazione alleata, oggi è una potenza egemone in Europa mentre noi abbiamo le pezze al sedere. La differenza tra la Germania e l'Italia è che in Germania vivono i tedeschi e qui vivono gli Italiani.

    Non è solo vero che gli Italiani non comprano libri e giornali, è anche vero che ci sono milioni di Italiani che sono analfabeti funzionali, cioè sanno leggere e scrivere in maniera insufficiente. Ci vantiamo di esportare cervelli ma nessuno dice che per un genio che riesce a farsi una istruzione con le sue forze, il sistema scolastico italiano fallisce con tutti gli altri. Non solo per il numero di diplomati e laureati ma per la qualità degli stessi. D'altra parte è comprensibile se lo scopo è solo quello di avere i "titoli" per i concorsi. Il che spiega come sia possibile che certe regioni abbiano nello stesso momento il maggior numero di laureati e di analfabeti sulla media della popolazione.

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  4. fra i motti del Fascismo vi era "libro e moschetto...." non mi sembra quindi che vi fosse questa avversione per la cultura...

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  5. Abbe, alla fine della guerra gli Americani e i Russi hanno fatto a gara per impadronirsi di quanti più scienziati tedeschi potevano. I razzi che la NASA ha inviato verso la Luna erano anche frutto della consulenza di Von Braun. Direi che nemmeno i nazisti avessero avversione per la "cultura" in quanto tale.

    I roghi durante il Nazismo furono compiuti dalla "Associazione studentesca della Germania" e Wikipedia riporta:
    "Durante i roghi vennero bruciati anche libri scritti da famosi scrittori socialisti, come Bertolt Brecht e August Bebel, i libri del fondatore del socialismo Karl Marx, i libri degli scrittori austriaci "borghesi" come Arthur Schnitzler, i libri di "influenze straniere corrotte", come quelli di Ernest Hemingway, Jack London, Helen Keller o Herbert George Wells, e i libri di noti autori ebrei come quelli scritti da Franz Werfel, Max Brod e Stefan Zweig"

    Inoltre dice:
    "Nel 1946 gli Alleati confiscarono più di 30.000 opere che esaltavano il nazismo, partendo dai testi scolastici fino ad arrivare alle poesie di von Clausewitz. Gran parte di queste opere furono confiscate e poi distrutte. Il rappresentante della Direzione Militare ammise che il confiscamento di tali opere non fu tanto diverso dai roghi di libri organizzati dai nazisti."

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  6. E' bene ricordare che senza i libri non avremmo memoria, non avremmo radici. Anche se in Italia si legge poco, esiste almeno la libertà di poter scegliere se farlo, e quando farlo. Sarà anche poco per qualcuno, ma se penso a quando i libri si bruciavano al rogo, a me sembra una grande cosa

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  7. La libertà è l'autonomia del pensiero.
    Cioè pensare con la propria testa.
    E' vero che in Italia abbiamo la "libertà" di trovare qualsiasi libro ma moltissima gente non ha la "libertà" di pensare, principalmente perché non gli è stato insegnato. Gli Italiani tradizionalmente rimediano alla loro ignoranza con la furbizia. Per cui nemmeno le dittature sono una roba serie.

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