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domenica 19 febbraio 2012

L' Articolo 18 dello statuto dei lavoratori simbolo di giustizia...


Ma perchè tutti contro questo articolo.


Cosa mai contiene di così terrificante per le imprese.


In che modo la sua applicazione è un freno all'economia.


Ormai quasi tutti i giorni si sentono infuocate discussioni su questo articolo, chi lo difende a spada tratta, chi vorrebbe cambiarlo e chi invece vorrebbe eliminarlo totalmente.

Ma in sincerità ho sentito pochissime persone che parlandone ne abbiano spiegato i contenuti.

Alla fine del post ho inserito un link in modo che tutti possano leggerlo, ma affinchè tutti lo possano capire, con parole semplici, riporto la spiegazione che ne da' Wikipedia:

" L'articolo 18 dello  Statuto dei lavoratori si intitola "reintegrazione sul posto di lavoro" e disciplina le conseguenze in caso di licenziamento illegittimo (perché effettuato senza comunicazione dei motivi, perché ingiustificato o perché discriminatorio) nelle unità produttive con più di 15 dipendenti (5 se agricole). Inoltre esso si applica anche alle unità produttive che occupano meno di 15 dipendenti (5 nel caso di imprenditore agricolo) se l'azienda occupa nello stesso comune più di 15 dipendenti (5 se agricola) e in ogni caso se l'azienda occupa complessivamente più di 60 dipendenti. Contrariamente a quanto si afferma comunemente, esso non dispone che il licenziamento sia valido solo se avviene per giusta causa o giustificato motivo. Tale principio, che era (almeno in parte) già stato riconosciuto dal codice civile Italiano (art. 2119) per i contratti a tempo determinato e per i licenziamenti senza preavviso, è sancito dall'art. 1 della legge 604/1966 per i rapporti di lavoro a tempo indeterminato. L'articolo 18 dispone invece che, in caso di licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo, il lavoratore sia reintegrato nel posto di lavoro. "

A cosa serve dunque ?? Reimposta un regime di legalità nel momento in cui un lavoratore viene licenziato senza giusta causa o in presenza di una discriminazione.

Se effettivamente tale art. venisse abrogato, cosa si realizzerebbe???

Che il datore di lavoro ri-assumerà la figura del PADRONE, a cui tutti i dipendenti si debbono sottomettere, altrimenti per una antipatia, una risposta poco gradita o semplice invidia può decidere di licenziare un proprio dipendente senza nessuna giustificazione (ed in un clima del genere chi mai potrà sottrarsi anche a dei ricatti??)

Non solo, ma potrà anche succedere che le aziende, per aumentare i propri profitti, sfrutterà i giovani a poco prezzo, con contratti atipici, e licenzierà il dipendente che fisicamente non sarà piu in grado di soddisfare i ritmi lavorativi, ed un cinquantenne da chi poi verrà mai riassunto??? La prospettiva ??? Disoccupazione!!!

Rif: testo art. 18 dal Corriere della Sera

6 commenti:

  1. A bello ma che davero davero? Ma che voi sta a discute, è tutto studiato, prestabilito. In compenso sei in prima pagina sul mio blog. ;-)

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  2. Bene Max, la divulgazione del sapere fa parte del nostro cammino. Diffondiamo e difendiamo i diritti.
    Grazie per le tue parole, un grande saluto

    RispondiElimina
  3. Io quando leggo articoli di questo tipo mi metto a ridere. Non ho mai lavorato in una azienda dove il sopra citato articolo trovasse applicazione. La stragrande parte del PIL in Italia viene prodotto da aziende con meno di 15 dipendenti. Per non parlare dei milioni di persone che non hanno un contratto da dipendente.

    I sindacati e il "sindacalismo", con tipica ipocrisia, hanno scavato negli anni un solco tra gli Italiani super-tutelati e gli Italiani che si devono arrangiare. Perché, siccome nulla si crea e nulla si distrugge, per tutelare e garantire da una parte si toglie dall'altra.

    Basti pensare alla famosa "cassa integrazione" che è solo uno strumento per finanziare le aziende, previo accordo/placet dei sindacati. Quando in Italia non esiste uno strumento di sussidio alla disoccupazione esteso a tutti e nemmeno un servizio di collocamento.

    D'altra parte l'idea stessa di Italia continua ad oscillare nei discorsi delle stesse persone tra l'estremo nazional-patriottico della triade Risorgimento/GrandeGuerra/Fascismo all'estremo opposto e universalistico dei Diritti dell'Uomo per cui la "italianità" si estende a qualsiasi essere umano.

    Viviamo in un epoca di paradossi e contraddizioni di cui la gente sembra non accorgersi. La ragione è semplice. Se in questo brodo tutte le affermazioni sono un po' vere e un po' false, c'è un posto al calduccio per tutti, si azzerano le distanze tra il genio e il cretino, tra il colto e l'ignorante, tra l'onesto e il malfattore, tra l'abile e il disabile, tra sopra e sotto, destra e sinistra, maschio e femmina, giusto e sbagliato.

    Tutti in posizione fetale.

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  4. Bisogna sempre difendere i nostri diritti.

    RispondiElimina
  5. I diritti degli altri, vuoi dire.

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  6. Concordo con Lorenzo, la nostra realtà è fatta di piccole imprese. I problemi sono altri, primo fra tutti la mancanza del lavoro.

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