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domenica 5 settembre 2010

L'incapacità dell'Unione Europea e l'attuale crisi



L' Unione Europea è in disfacimento?

L'Unione Europea ci ha protetto dalla crisi?

L'Unione Europea è dei cittadini?

  

Quasi ogni giorno vieniamo inondati da notizie riguardanti l'attuale crisi economica e degli sforzi che gli stati stanno compiendo cercando di trovare soluzioni adatte per poter fronteggiare questa nuova situazione.
Nel frattempo disoccupazione, calo dei consumi, precariato, cassa integrazione, disavanzi regionali e sanitari, ecc.. sono tutti in continuo aumento, ma poi mi domando:" Ma non siamo in Europa? E allora perchè ogni stato deve pensare per se stesso?". E l' Europa cosa fa? Sa dare solo dei moniti e avvertimenti.
La verità è che questa unione è stata una frettolosa scopiazzatura del sistema americano, in cui ogniuno dei paesi tiene il proprio portafoglio stretto stretto, basta pensare a quanto tempo è occorso per convincere paesi Europei ad aiutare economicamente la Grecia, non discutendo le politiche sbagliate seguite da questo paese.
 In sostanza si può affermare che si è voluto correre, spingendo sull'acceleratore, pensando solo a parametri economici, ed il risultato quale è? Che alla fine ogniuno pensa per se.
Ma questa Unione così concepita ha aggravato gli effetti della crisi?
Personalmente mi sento di rispondere di si, anche perchè non si sono presi in considerazione altri parametri fondamentali, come ad esempio le questioni sociali.
Brevemente farò degli esempi con cifre e nazionalità orientativi:
OPERAIO ITALIANO, tra salario e contributi, COSTA 2000 EURO MENSILI
OPERAIO RUMENO """""""""""""""""""""""""""""COSTA    800 EURO MENSILI
OPERAIO ALBANESE"""""""""""""""""""""""""""COSTA    600 EURO MENSILI
Con questo piccolo calcolo se tu fossi un imprenditore cosa faresti? Semplicemente sposteresti la produzione in questi paesi, licenziando nei paesi in cui gli operai costano di più. Senza contare inoltre tutte le conquiste sindacali dei paesi più evoluti: FERIE RETRIBUITE, MATERNITA', MALATTIE, PERMESSI SINDACALI, LEGGE 104,LICENZIAMENTO PER GIUSTA CAUSA , ECC.. ECC..
In questa situazione internazionale, paesi poveri ricevono grandi investimenti nei loro paesi, si aprono nuove fabbriche ed assunzioni, mentre nei paesi più ricchi si verifica l'esatto contrario, fuga di imprenditori, chiusura degli stabilimenti e conseguenti licenziamenti.
Prendiamo ad esempio il comportamento della più grande industria italiana, ormai multinazionale, Fiat, la quale per decenni ha usufruito di finanziamenti statali:

1) POMIGLIANO: ho accettate le nostre condizioni e cosi investiamo 750 milioni di euro oppure chiudiamo
lo stabilimento ed apriamo all'estero;
2) MELFI: licenziamento di tre operai sindacalisti...che ricorrono alla legge, vincono e la Fiat cosa fa?       
Gli manda una lettera dicendo di rimanere a casa pagati ugualmente;
3) TERMINI IMERESE: operai rientrati dalle ferie direttamente in cassa integrazione;

Se questo è l'esempio che da la fiat, chi impedirà ad altri imprenditori, se già non lo hanno fatto, di seguirne le orme, se lo ha fatto la fiat lo posso fare anche io.
Inoltre qual'è la politica di difesa dai paesi emergenti quali CINA ed INDIA, in cui gli operai e le loro condizioni sociali rasentano la schiavitù?
Dazi doganali, neanche a parlarne, ormai tutto è d'importazione, dalla forchetta ai televisori, e chi in economia ne sa di più, cosa risponde?Ma come noi esportiamo il Made in Italy!! Si mi domando io ma quale?
La FERRARI, i nostri STILISTI, le nostre LAVORAZIONI DI GIOIELLI.......tutte cose che costano, ma noi non siamo solo quello!!! La Cina ha superato anche il Giappone e sta invadendo tutti i mercati, causando di fatto fallimenti di aziende che non riescono a competere con i ritmi ed i costi di produzione troppo alti rispetto alla Cina in cui si lavora 24 ore su 24 per qualche centesimo di costo.
L' Europa, in conclusione, è un grande progetto, ma così come è non funziona, mettere insieme stati diversi, con legislazioni e diritti sociali così lontani è stato controproducente, bastava non correre, chi voleva entrare in europa doveva avere determinati parametri sia legislativi che sociali da rispettare, in modo da creare una unica rotta economica da seguire, decisioni più veloci da prendere per contrastare o favorire determinati commerci.

2 commenti:

  1. Il tema è molto impegnativo e l'articolo da' lo spunto per una serie infinita di riflessioni.
    Condivido integralmente quello che pensi e vorrei aggiungere un'unica cosa: far parte di un progetto comunitario non vuol dire standardizzare e appiattire la cultura di ogni stato ma cooperare per un progetto comune partendo da condizioni equivalenti, nel rispetto delle tradizioni che appartengono alla storia dei singoli.
    clem aggiunge: cinghia...e nel dubbio...!

    RispondiElimina
  2. Per quanto riguarda cultura, religione, lingua, storia e tradizioni dei popoli nulla da obiettare, questi elementi sono i pilastri fondamentali della libertà e dell'identità dei popoli stessi in cui si riconoscono.
    E proprio per questi motivi devono essere garantiti e tutelati, e non appiattiti o omologati, come sembra succedere oggi, dietro la spinta della globalizzazione.
    L'Europa non può immaginare di essere come gli Stati Uniti, in cui prevalentemente si parla una unica lingua ed hanno una unica storia comune a partire dall'indipendenza delle colonie.
    L'Europa, al contrario è composta da Nazioni con proprie storie, anche millenarie, idiomi parlati derivanti da almeno tre ceppi linguistici diversi (latino, anglosassone, scandinavo), costituzioni diverse( es. repubbliche e monarchie), pertanto, nonostante siamo tutti Europei, abbiamo moltissime differenze.
    Occorre trovare una nuova strada, che permetta
    di avvicinare i popoli, ma mantenendo la ricchezza della diversità.
    E forse, in un lontano futuro, dopo tanti anni di collaborazione, di incontri e di unità potremmo avere una storia comune, un unico governo e una unica direzione da prendere.
    Per ora, in EU, in comune abbiamo solo L'EURO.

    RispondiElimina

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